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Cominciamo con le motivazioni politiche.
“I primi dubbi abbiamo cominciato a nutrirli subito dopo le elezioni politiche del 2013. Dico subito che sono tra quelli che, nel 2013, si aspettavano una collaborazione, od almeno un confronto con l’allora leader del PD, Pierluigi Bersani. Quello che è successo allora è politicamente illogico. A meno che, come ora cercherò di illustrare, il tutto faceva parte di un disegno politico ben preciso”.
Cioè?
“Piano, andiamo con ordine. Come ho già accennato, eravamo in tanti, subito dopo le elezioni politiche nazionali del 2013, ad aspettarci un accordo con il PD di Bersani. Pensavamo: ci prendiamo due-tre ministeri-chiave e iniziamo a cambiare l’Italia dal di dentro. Se il PD si tirerà indietro, beh, i cittadini italiani capiranno. Invece che succede? Grillo e Casaleggio bloccano tutto. Nessuna trattativa con Bersani. Chiusura totale. Risultato: il PD finisce nella mani di Matteo Renzi, dopo l’accoltellamento alla schiena, nell’ordine, di Bersani e, poi, di Letta. E’ a questo punto che in tanti di noi comincia a maturare un retro-pensiero”.
Parla del “disegno politico ben preciso?”.
“Per l’appunto. Quando Renzi va al governo tanti di noi si chiedono: ma non siamo anche noi responsabili di tutto quello che sta succedendo? E che succederà?”.
E che risposta vi siete dati?
“Io la risposta me la sono data: Renzi è anche il frutto delle scelte politiche adottate dal Movimento 5 Stelle. Piaccia o no, Bersani è un uomo di sinistra. Moderato quanto si vuole, membro dell’establishment, ma di sinistra. Con lui si sarebbe potuto e dovuto discutere, si sarebbe potuto cominciare a strappare sovranità dal basso e costruire, nel frattempo, una classe dirigente giovane, pulita, consapevole e preparata. Con Renzi, come tutti hanno avuto modo di vedere, non si discute. Renzi agisce e basta. Dietro di lui ci sono i poteri forti che impartiscono ordini. E lui li mette in pratica, costi quel che costi. Con incredibili forzature sul Parlamento. Vedi Job’s Act e riforma a perdere del Senato, per citare solo due esempi”.
Riforma, o presunta tale, del Senato significa modifica della Costituzione.
“Per l’appunto. E lì c’è un atteggiamento incomprensibile da parte del Movimento 5 Stelle: non accettare di discutere sui cambiamenti della Costituzione. Errore gravissimo. Perché sulla Costituzione una forza politica non può scegliere di non dialogare, di rinunciare alla somma dei suoi voti con quelli di tutte le forze che ci stanno”.
Quindi lei pensa che l’irrigidimento dei grillini, alla fine, sia stato funzionale non tanto a Renzi, quanto ai ‘prodotti’ legislativi del renzismo.
“Ma questo non lo dico io: è un fatto oggettivo, sotto gli occhi di tutti”.
in realtà sembrerebbe tutt'altro.
e alla luce dei fatti della consulta e della sfiducia alla boschi, non sembrerebbero affermazioni così campate per aria.