Si tratta di un metodo, quello della blacklist, già utilizzato in Italia per i siti pedopornografici, quelli dedicati al gioco d'azzardo non contemplati da AAMS e, per quanto riguarda i contenuti protetti da proprietà intellettuale, le questioni affrontate dal regolamento Agcom.Per i siti con contenuti che inneggiano al terrorismo, stando alle anticipazioni relative al decreto, la lista sarà redatta su indicazione del giudice e contenuta in un "elenco costantemente aggiornato dal Servizio Polizia Postale e delle Telecomunicazioni della Polizia di Stato", e da quella si procederà con le richieste ai provider. Questo significa un meccanismo a due fasi: la prima è in capo al Centro Nazionale Anticrimine Informatico (Cniaipic) che avrà il compito di individuare i sospettati, il secondo è il passaggio dal giudice ai provider per cui per il momento non vi sono parametri di riferimento. Nel caso di inosservanza da parte degli ISP, si spiega, "è la stessa Autorità Giudiziaria a disporre l'interdizione dell'accesso ai relativi domini internet".
Il decreto prevede inoltre "aggravamenti delle pene stabilite per i delitti di apologia e di istigazione al terrorismo commessi attraverso strumenti telematici".
Il problema è che - a differenza dei contenuti pedopornografici - si tratta di reati dai confini sfrangiati: il confine tra apologia, istigazione al terrorismo e semplice opinione rischia di essere davvero labile e di comprimere spazi di libertà.
Claudio Tamburrinohttp://punto-informatico.it/4223726/PI/News/italia-rete-dell-antiterrorismo.aspx