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>fossero solo quelle le differenze
stavo volutamente esagerando per mostrare come queste differenze, seppur esistenti, non precludono a nessuno di perseguire gli interessi e le aspirazioni che preferisce. Cosa che ribadisco.
Sebbene io non abbia pienamente afferrato la tua visione, ho come l'impressione che tu stia delineando il quadro di una società in cui uomini e donne non riescono a funzionare in determinate aree per via delle loro differenze. Questo io lo trovo alquanto discutibile, considerando come esistano molto donne che eccellono anche in settori manageriali, amministrativi, o settori scientifici ed accademici anche a livelli avanzati, per i quali sembra abbastanza chiaro non siano predisposte quanto gli uomini, anche se si rifiutasse di accettare una spiegazione biologica/evoluzionistica. Così come molti uomini se la cavano più che bene in settori comunemente associati con il genere femminile. Non sembra dunque che queste barriere siano poi così influenti. In una prospettiva più pratica ed indicativa del successo economico, abbiamo in Europa un gap salariale di genere medio del 16%, non dell'80.
>Un sistema politico e legale dovrebbe riflettere i bisogni reali delle persone
Stai suggerendo un sistema che compensi attivamente gli svantaggi derivati da differenze di genere? Come ho evidenziato, non trovo che questo sia necessario, e non capisco nemmeno come questo si concretizzi in relazione al tuo esempio. Esempio che tra l'altro mi sembra anche molto semplicistico. Io sono generalmente d'accordo con la tua analisi delle diverse aspettative a cui uomini e donne sono sottoposti per il proprio ruolo in un nucleo familiare, e per il partner che eventualmente andranno a scegliere, tuttavia devo puntualizzare come questo presunto vantaggio a favore delle donne non gravi sulla società in una misura così importante.
Sebbene per le donne sia più semplice ottenere un affidabile supporto economico da una relazione che non includa la necessità di intraprendere un impiego lavorativo o contribuire comunque al reddito familiare, per trovare un partner che possa fornire un tenore di vita tale che valga la pena implementare questa strategia, è necessario essere come minimo una donna dall'aspetto e dall'intelligenza superiori alla media, cosa che esclude già una fetta della popolazione. Nel mondo reale poi per quanto una sia attraente o dalla personalità brillante, non si può permettere di sottrarsi ad una relazione di mutua assistenza per non fare nulla dalla mattina alla sera, a meno che non si sposi un tizio particolarmente benestante, il ché riduce ulteriormente la fetta della popolazione interessante. In una situazione del genere dunque, uomini e donne assumono ruoli diversi, ma tutto sommato complementare, che non dá vita ad un vero vantaggio di uno sull'altro.
Non tutte le donne possono farsi mantenere da qualcuno, e pensare che rubino ingiustamente il lavoro agli uomini è assurdo. Ed indipendentemente da ciò, non si può pensare di negare alle donne il diritto di perseguire la carriera che preferiscono, e non solo per i principi di eguaglianza di cui sei così scettico, ma anche in virtù dei principi meritocratici e del libero mercato.
>il femminismo vorrebbe farci credere che un essere umano che è biologicamente maschio, non necessariamente è un uomo, cioè che abbiamo tutti sia un sesso che un genere, e che i due possono non coincidere
Identità di genere, transessualità e disforia di genere, non sono qualcosa che qualcuno vuol "farti credere", ma una realtà, che costituisce tra l'altro una delle principali argomentazioni contro il costruttivismo sociale che sta alla base del femminismo e degli studi di genere.
Non riconoscerlo, soprattutto se condizionati da antiquate e bigotte concezioni della sessualità in generale, significa davvero fare il loro gioco, visto che le femministe non aspettano altro che darti del "transphobic" o qualunque sia la versione italianizzata del termine.